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Solo chi lo ha provato sa quant'è gratificante dirigere il traffico.
Come si faceva una volta, a metà degli anni 70, come faceva il vigile Galetti, "ghisa" in Milano.
Fiero nella sua uniforme nera con doppia fila di bottoni dorati, sulla pedana cilindrica al centro dell'incrocio, muovendo le braccia e le mani guantate con la stessa concentrazione di un danzatore di flamenco, il nostro regolava con gesti misurati ma inequivocabili il traffico intenso di metà mattina. E tutto filava liscio, fino a che non vide, il Galetti, l'Alfa Giulia del capo fermarsi all'incrocio.
Il controllo era già stato fatto e quindi, che altro poteva significare la nuova visita del superiore?
 - Vieni al Comando, ti vuole il Dirigente - era di poche parole il vice capo drappello Riolini.
Nell'ufficio il Dirigente aspettava il Galetti con accanto due tizi dalle dimensioni esagerate, che si presentarono come marescialli della Polizia di Stato. 
 - Galetti, dobbiamo dare una mano ai colleghi della polizia e lei mi sembra la persona più  adatta
L'apprezzamento implicito nelle parole del Comandante di Zona stava lavorando sulla pressione arteriosa di Galetti che si tratteneva dal levitare, prudentemente, in attesa della seconda parte del discorso.
 - Vede -  si inserì uno dei marescialli - con la scusa di effettuare la notifica di una multa lei dovrebbe farsi aprire la porta di casa da un tale che a noi non aprirebbe  - Tutto qui? - si accertò il Galetti - tutto qui! rispose laconico il maresciallo.
Pochi minuti dopo la "zebra" dei vigili, scortata da un paio di auto civetta della Polizia di Stato si fermò davanti al portone di uno stabile popolare, in uno dei quartieri più inquietanti della città.
Il vigile, seguito da vicino dai poliziotti, che silenziosi come gatti lo accompagnavano su per le scale, suonò finalmente alla porta indicatagli dai militari, mentre altri personaggi con passamontagna e pistolone in mano si materializzavano e si appostavano tutto intorno al pianerottolo.
Mi hanno fregato, pensò il Galetti, ma era tardi per tirarsi indietro: lo spioncino della porta blindata si oscurò, segno che dall'altra parte qualcuno lo stava osservando. 
 - Cù è? - una voce dura dall'accento siciliano  - Sono un Vigile Urbano - recitò il Galetti con tono tra l'annoiato e lo scocciato, icona del peggior pubblico dipendente - ho qui una notifica per una richiesta di residenza.  Pochi secondi e la porta si aprì di uno spiraglio, mostrando il petto villoso di un uomo in accappatoio e ciabatte. Non fece in tempo a pensare fino a tre, che si trovò travolto da un nugolo di personaggi urlanti che subito lo immobilizzarono e si precipitano come indemoniati sulle altre due persone presenti, gettandole a terra faccia in giù.
Anche il vigile Galetti si trovò, dopo un paio di spallate dei "colleghi" che a momenti, per non perdere tempo gli passarono quasi sopra per fiondarsi nella casa, a rimettere in ordine l'uniforme strapazzata, quando lo avvicinò il Commissario comandante della squadra della Polizia di Stato. 
- Grazie Vigile, e complimenti per la freddezza ed il controllo dimostrato. La sua preziosa collaborazione ci ha permesso di mettere al sicuro un pericoloso latitante, autore di numerosi omicidi e pronto a sparare, insieme ai suoi complici. Grazie davvero. 
Il Galetti, che non aveva ancora ritrovato la favella, tanto era stato repentino il tutto, scese le scale pensando che, forse, a saperlo prima.
I vigili della Zebra sbucarono dalla porta del bar dove avevano atteso il collega sorbendosi un caffè. 
- Tutto 'sto tempo per consegnare una busta che hai ancora in mano? La prossima volta, fai prima una telefonata. Dai, Sali in macchina che noi non abbiamo mica tempo da perdere.......

Beppe

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