Pubblichiamo l'articolo di un giornale che spiega in modo molto chiaro di che cosa si tratta:
Lo Strumento Multifunzione di Sicurezza nasce da un'idea di Gianfranco Peletti, già Ufficiale della Polizia Municipale di Milano e attuale Presidente della Scuola Superiore della Sicurezza dell'Advanced Security Academy di Milano. Lo stesso iniziò ad interessarsi ed occuparsi di strumenti per l'autodifesa degli operatori di polizia circa dieci anni fa e nel 1999 organizzò a Milano, presso la Caserma della Polizia di Stato "ANNARUMMA" , il primo corso fatto in Italia per la qualificazione di Istruttori di Tactical Baton delle Forze di Polizia, con la collaborazione della ditta Formica di Viterbo e la società americana A.S.P. e subito dopo proseguì questo percorso anche con lo Spray al Capsicum, qualificandosi Istruttore anche per questo prodotto, cominciando a farli conoscere nel mondo dei Corpi di Polizia Municipale.
Già nell'anno 2000 la Polizia Municipale di Cremona, prima in Italia, decise di adottarli e li inserì nel regolamento del Corpo della Polizia Municipale. Il regolamento venne rigettato dall'O.Re.Co., l'Amministrazione presentò un ricorso al T.A.R. della Lombardia e lo vinse, dotando gli appartenenti alla Polizia Municipale di Tactical Baton e Spray O.C.
La notizia fece velocemente il Giro d'Italia e si iniziò a parlarne pubblicamente, tanto che il 19 marzo 2001, la Regione Lombardia e l'I.Re.F. organizzarono un convegno dal titolo: Polizia Locale: Nuovi strumenti di difesa personale, nel corso del quale l'Assessore Regionale agli Affari Generali, Personale e Sicurezza, Guido Della Frera, espresse la volontà politica di dotare di questi strumenti tutti gli appartenenti alla Polizia Municipale della Regione Lombardia. Due anni dopo, la Regione Lombardia, costituì ufficialmente la Polizia Locale, con la Legge Regionale n. 4, Pubblicata sul Bollettino Ufficiale N. 16 del 18 aprile 2003 1° supplemento ordinario, avente come titolo: RIORDINO E RIFORMA DELLA DISCIPLINA REGIONALE IN MATERIA DI POLIZIA LOCALE E SICUREZZA URBANA, inserendo all'art. 18 gli "Strumenti di Autotutela", rimandano ad un apposito regolamento le caratteristiche e le modalità per l'adozione degli stessi da parte dei comuni e l'anno successivo, il 13 luglio 2004, venne approvato e pubblicato il Regolamento n. 3 CARATTERISTICHE E MODALITÀ DI IMPIEGO DEGLI STRUMENTI DI AUTOTUTELA PER GLI OPERATORI DI POLIZIA LOCALE.
Nel mese di settembre dello stesso anno, l'I.Re.F., con la collaborazione progettuale di Gianfranco Peletti e la direzione dello stesso che nel frattempo si era qualificato anche come Master Trainer della Monadnock e della Casco, organizzò tre edizioni di un Corso per creare gli Istruttori di questi strumenti per gli appartenenti ai Corpi di Polizia Locale della Lombardia e subito dopo iniziò ad inserire gli Strumenti di Autotutela nei Corsi di Tecniche Operative, con numerosissime richieste da parte dei comuni che volevano dotare il personale di questi strumenti.
Nel mese di novembre dello stesso anno, una Circolare del Ministero dell'Interno, inviata alle Prefetture della Lombardia, invitava i Sindaci a non dotare il personale di questi strumenti in quanto la Commissione Consultiva Permanente sulle Armi aveva espresso un parere che le considerava come Armi Comuni e come tali non rientravano nella potestà legislativa delle regioni perché materia di competenza esclusiva dello Stato.
Iniziò un periodo di grande confusione e di discussioni basate su varie opinioni, ma di fatto, pochi comuni adottarono questi strumenti e rimasero in attesa di una chiarificazione da parte del Ministero dell'interno. Decine di comuni che avevano acquistato questi strumenti investendo somme cospicue di denaro, li ritirarono e giacciono a tutt'oggi nei vari magazzini economato dei comandi, scadendo di validità e diventando prodotti da smaltire nel caso degli Spray O.C.
Il problema tuttora insoluto è quello dell'interpretazione data dalla Commissione Consultiva Centrale per il controllo delle armi, istituita in base all'art. 6 della legge 110 del 18 aprile 1975, che considera il bastone estensibile e lo spray al Capsicum armi comuni e come tali la competenza a legiferare rimane di competenza dello Stato e non delle Regioni.
L'orientamento della Commissione è esplicitato in una Circolare dell'ottobre 2006, inviata al Prefetto di Ancona dal Ministero dell'Interno - Dipartimento della Pubblica Sicurezza - Ufficio dell'Amministrazione Centrale, avente come oggetto Strumenti di Autodifesa per la Polizia Municipale, in cui dopo avere fatto riferimento ad una proposta di modifica dell'art. 4 del D.M. 145, cita:
a) Erogatori a spruzzo, di capacità non superiore a 120 ml. Di soluzioni contenenti Oleoresin Capsicum funzionanti a getto balistico ovvero a cono, sigillati all'atto della consegna agli operatori e muniti di un sistema di sicurezza contro l'attivazione accidentale, con esclusione dei prodotti contenenti anche sostanze infiammabili, corrosive, tossiche, cancerogene, ovvero aggressivi chimici micidiali;
b) Distanziatori in materiale plastico, gomma o altro materiale sintetico, di peso non superiore a grammi cinquecento, non utilizzabili quali sfollagente e tali, per requisiti costruttivi e di impiego, da non presentare bordi taglienti neppure in caso di rottura.
Più avanti, sempre nella stessa circolare viene anche detto: si rappresenta che, mentre per le cosiddette mazzetta di segnalazione questo Ministero si è già espresso in modo favorevole, purché le stesse non abbiano caratteristiche assimilabili a quelle degli sfollagente.
Subito dopo l'uscita di questa circolare, vari comuni tra cui Milano (che aveva già un accordo tra il Sindaco Albertini e il Ministro dell'Interno Pisanu) hanno dotato il personale di uno strumento che è identico alla mazzetta di segnalazione, interamente di colore bianco e denominato Strumento distanziatore di sicurezza, facendo effettuare al personale un corso di otto ore, così come previsto dai vari regolamenti regionali in riferimento agli articoli di legge.
Tenendo conto delle esperienze acquisite e di questi orientamenti, Gianfranco Peletti pensò che, visto che sul mercato non esisteva niente di simile, l'ideale sarebbe stato quello di realizzare uno strumento ad hoc che avesse tutte le caratteristiche rappresentate dal Ministero dell'Interno unite a quelle precedenti. Dopo avere preparato un progetto di massima, lo presentò all'amico Sandro Amadini (inventore e realizzatore delle fondine Ghost e di altri interessantissimi prodotti realizzati in tecnopolimero), per verificarne la fattibilità.
Sandro Amadini trovò molto interessante questa idea e la sposò immediatamente, cominciando a darsi da fare realizzando a mano i primi prototipi costruiti utilizzando delle barre di nailon, fino a raggiungere un risultato che soddisfaceva le esigenze del prodotto. A questo punto, per la realizzazione su scala industriale dello strumento da commercializzare, bisognava realizzare degli stampi, studiare i materiali da utilizzare e produrre i prototipi per fare tutta la sperimentazione, con un grosso investimento in termini di tempo e denaro.
Decisero di parlarne con un amico imprenditore che già lavorava nel settore e che entusiasticamente entrò a fare parte del gruppo di lavoro, collaborando fattivamente per tutto quello che era necessario, arrivando così alla realizzazione degli stampi e alla produzione dei primi prototipi.
I prodotti sono due, il SOLUTOR e il SOLUTOR TONFA, che differisce dal primo per l'impugnatura laterale che ne consente anche un uso diverso, particolarmente adatto alla difesa personale.
Entrambi gli strumenti hanno tutti i requisiti descritti precedentemente al paragrafo B della Circolare Ministeriale, inoltre il materiale è completamente isolante e non conduce elettricità, per cui può essere utilizzato in situazioni di pericolo per isolare cavi elettrici o similari. Entrambi gli strumenti sono di tipo telescopico, per potere essere portati in cintura con il minimo ingombro, hanno un peso di 360 grammi per il SOLUTOR e di 410 grammi per il SOLUTOR TONFA, con una lunghezza di 375 mm. chiusi e 610 mm. in apertura.
La particolarità di questi strumenti è che possono essere utilizzati per fare la viabilità, così come per potere affrontare una persona pericolosa, mantenendola a una distanza di sicurezza, con la certezza assoluta, se utilizzati nel modo corretto, di non arrecare danni fisici. Inoltre sono in fase avanzata di progettazione una serie di accessori che aumenteranno in modo notevole la versatilità dello strumento che di fatto è come "un coltellino svizzero", in grado di essere utilizzato e risolvere molteplici situazioni.
Anche per quanto riguarda la formazione è stato predisposto un percorso per preparare e qualificare gli operatori e gli istruttori di questi strumenti. I moduli formativi sono stati progettati interamente dalla Scuola Superiore della Sicurezza della Advanced Security Academy Srl di Milano, tenendo conto delle disposizioni dei vari Regolamenti Regionali, perfezionando le esperienza fatte nella Regione Lombardia e con le città di Trieste e Modena, con un "panel" che supera le duemila unità. Hanno collaborato al progetto formativo e alla sperimentazione, anche due ortopedici di fama, il dott. Dario Capitani Primario di Ortopedia dell'Ospedale Niguarda di Milano e il dott. Luigi Matteo Galdi, responsabile della Struttura semplice Terapia del dolore del Servizio di Anestesia Rianimazione e Terapia del Dolore dell'Istituto Ortopedico Gaetano Pini di Milano, realizzando una tavola anatomica del corpo umano che viene utilizzata nei corsi di formazione dello Strumento Multifunzione di Sicurezza.
Lo Strumento Multifunzione di Sicurezza è nato e si è perfezionato con una sperimentazione pratica effettuata con vari materiali, distruggendo decine di prototipi, fino ad arrivare a quello definitivo che è realizzato con un tecnopolimero ingegnerizzato che ha grandi capacità di resistenza meccanica a varie temperature (da meno 30 a più 50°) mantenendo inalterate le sue caratteristiche.
Entrambi gli strumenti sono dotati di elasticità e resistenza, nonché di una "memoria meccanica" che anche dopo una flessione consistente li fa tornare diritti nella posizione normale. Grazie a queste caratteristiche lo strumento non è in grado di provocare fratture ossee e in caso di utilizzo come strumento per la difesa personale (grazie anche) al suo peso ridotto è in grado di raggiungere velocità elevatissime. Abbiamo effettuato delle prove utilizzando un cronografo laser, per misurare la velocità raggiunta dallo strumento utilizzato da un Istruttore addestrato e i risultati sono stati sorprendenti, perché pur non raggiungendo la velocità di una frusta, lo strumento per percorrere un metro impiega (velocità media di dieci misurazioni) 0.8 decimi di secondo, equivalenti a una velocità di 432 km. orari. Questa caratteristica fa si che quando un fascio muscolare viene colpito subisce uno shock di tipo idrodinamico e collassa, incapacitando temporaneamente il movimento dell'arto a cui fa capo, consentendo all'operatore di potere così operare con la massima sicurezza.
Dalle prove effettuate a dall'esperienza acquisita in un decennio è possibile affermare che i due strumenti combinati con l'utilizzo di due operatori, consentono di affrontare in sicurezza operazioni a rischio, contenendo e limitando i danni fisici al minimo, con un rapido ritorno alla situazione di normalità.
Finalmente dopo anni e anni in cui il mercato non aveva prodotto nulla di nuovo, al passo dei tempi è comparso sul mercato uno strumento moderno, efficace e sicuro, che consente di potere affrontare in sicurezza le molteplici situazioni che quotidianamente devono risolvere gli operatori delle Forze di Polizia e, ancora una volta, l'ingegno e la qualità del "Made in Italy" trionfano.