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Non sembrava una mattina diversa dalle altre: un pallido sole e l'aria tiepida di maggio che ti invita ad aprire il finestrino dell'auto. Il Commissario aggiunto Gastaldelli indica all'autista una delle ultime fabbriche di Milano, abbandonata anche questa, ricordando i bei tempi degli operai che ne uscivano con in mano la "schiscètta", quando improvvisamente si scatena il bailamme. Olona Due auto della polizia di Stato che vanno da destra a sinistra, un'altra che da sinistra corre veloce nella direzione opposta; un'autopompa dei vigili del fuoco che appare in fondo al viale e non si sa quale direzione prenderà, tutti con la sirena in funzione. 
Il Commissario Aggiunto Gastaldelli capisce al volo: stanno cercando qualcuno. Una stretta all'avambraccio dell'autista è più imperativa di ogni ordine. L'auto di servizio, senza contrassegni, accosta al marciapiede e i due scendono, l'autista alzando significativamente gli occhi al cielo pensa "ci risiamo". 
Non è un uomo d'azione, il vigile autista Cocco, lui si trova con indosso un'uniforme della polizia urbana solo perché la risposta dalla commissione d'esame per vigile a Milano gli era arrivata prima di quella del concorso in ferrovia. Oggi potrebbe benissimo essere un bel manovratore di seconda classe, con i biglietti gratis e la casa delle ferrovie.
Invece è lì che porta a spasso un accidenti di ufficiale che cerca le rogne invece di evitarle.
Gastaldelli si avvicina alla sponda del fiume Olona, che in Via Filippo da Liscate per un tratto si scopre senza pudore, mostrando a coloro che coraggiosamente gli si avvicinano, tutto l'osceno putridume che scorre nel liquido base, un tempo chiamato acqua. Dare della fogna al fiume Olona è uno sgarbo per le fogne cittadine. 
Chi scappa dalla polizia, come quello straniero che tutti cercano ora e che, si apprende dagli agenti, risulta essere uno spacciatore, non ha fatto bene i suoi calcoli, evidentemente, e si è gettato nelle fanghiglie olezzose del - diciamo così con distacco - fiume lombardo. 
Gli agenti sono concentrati a monte del tratto scoperto, nel timore che il fuggitivo arrivi a nascondersi nella parte sotterranea, e allora ciao. 
Gastaldelli no, lui pensa che l'uomo potrebbe non farcela (è un essere umano, non un rattus norvegicus) e quindi chissà, potrebbe tornare indietro, dove le rive anche se scoscese e coperte di cespugli, non sono presidiate. Il Commissario Aggiunto sa che a volte i delinquenti sono armati e poiché anche lui tiene famiglia e anche di più, la Beretta calibro nove corto gli compare in mano da sola. Un'occhiata in giro per valutare le forze in campo  l'autista Cocco è tornato all'auto. Non si sa mai avrà pensato, meglio curarla da vicino, siamo in periferia - e Gastaldelli mette il colpo in canna.  L'appostamento dura poco: mentre le voci degli agenti delle volanti si fanno più lontane tra i cespugli, proprio pochi metri sotto di lui, si sentono rumori di movimenti nell'acqua e le fronde si agitano. Qualche secondo e appare il volto stralunato del fuggitivo che rimane a bocca aperta per la sorpresa. 
Non aspetta altro il Commissario! Il gioco è finito, esci da lì con le mani alzate e poi, realizzando che per arrampicarsi il disgraziato le mani le dovrà usare anzi, servirà un aiuto, richiama l'attenzione degli agenti. 
Un poliziotto, rischiando il tuffo si allunga, prende una mano del nuotatore pentito e lo tira su fino al bordo.
Mentre, in quella posizione i vigili del fuoco provvedono con una lancia ad una prima vigorosa pulitura del soggetto, impossibile per ragioni igienico-umanitarie trasferirlo in quelle condizioni, il Commissario si ricorda del colpo in canna e con le precauzioni del caso, puntando l'arma in basso verso la riva, si appresta a compiere la manovra come da manuale. Nei manuali però non c'è l'adrenalina che gioca il suo scherzetto, fattostà che il colpo esce, è vero, ma dalla canna e con il solito fragore allarmante. 
Breve imbarazzo per tutti: gli agenti che dopo l'inseguimento e il daffare impiegato si vedono soffiare l'arrestato da un ufficiale dei vigili che non si sa da dove è saltato fuori; l'ufficiale dei vigili che cerca di spiegare razionalmente il colpo partito a vuoto. 
Lo soccorre l'esperienza - facciamo così, spiega al capo scorta delle volanti: il personaggio (che nel frattempo nonostante le terapie dei pompieri sta vomitando l'anima) lo arrestate voi, poi …. - pronto interviene il poliziotto dello Stato - ..ma allora, il colpo che abbiamo sentito cos'era, una marmitta? Si, dev'essere stato il botto di una marmitta ...  
E tutti tornano a casa contenti.  No, uno no.

Giuseppe Cordini

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